Farsi citare dalle risposte delle AI: cosa funziona e cosa no_
Come faccio a comparire quando un cliente chiede a ChatGPT o a Google chi può risolvergli il problema?
Con le stesse cose che servono su Google: pagine che rispondono subito alla domanda vera del cliente, con fatti, fonti e chi lo dice, un sito che i motori riescono a leggere e un marchio di cui altri parlano. File speciali e testi riscritti «per l’AI» non servono. La presenza si misura in percentuale, ogni mese.
Farsi citare dalle AI è una cosa diversa dalla SEO?
No, e a dirlo è Google. Nella guida per chi ha un sito scrive che ottimizzare per la ricerca con l’AI generativa vuol dire ottimizzare per la ricerca, quindi è ancora SEO: le risposte di AI Overviews e AI Mode poggiano sugli stessi sistemi che ordinano i risultati.
Le condizioni minime sono tecniche e poche.
▸ Per comparire fra i link di una risposta di Google la pagina deve essere indicizzata e poter mostrare uno snippet. Una pagina che Google non vede non la cita nessuna sua AI.
▸ Per ChatGPT conta il robot che usa per cercare, OAI-SearchBot. OpenAI scrive che i siti che lo escludono nel robots.txt non compaiono nelle risposte di ricerca di ChatGPT. Prima di ogni altra cosa, apri il tuo robots.txt e controlla chi stai chiudendo fuori.
Quando queste due cose sono a posto, il lavoro è quello di sempre: pagine che rispondono, e un nome che gira.
Fonti: Google Search Central, ottimizzare il sito per le funzioni di AI generativa: «optimizing for generative AI search is optimizing for the search experience, and thus still SEO» (aggiornata il 10/07/2026) ↗ (letta il 11/10/2026) · Google Search Central, le funzioni di AI e il tuo sito: per comparire come link in AI Overviews e AI Mode la pagina deve essere indicizzata e idonea allo snippet; nessun requisito aggiuntivo ↗ (letta il 11/10/2026) · OpenAI, i robot di OpenAI: OAI-SearchBot decide quali siti compaiono nella ricerca di ChatGPT; chi lo esclude non viene mostrato nelle risposte ↗ (letta il 11/10/2026)
Cosa fa scegliere la tua pagina invece di un’altra?
Una risposta. Chi chiede a un assistente vuole una frase che risolva, e l’assistente la prende dalle pagine che quella frase ce l’hanno già, nelle prime righe. Una pagina che parte da lontano e chiude con «dipende» non offre niente da citare.
Dopo la risposta servono i fatti, e per ogni fatto che non viene dalla tua esperienza la fonte, linkata, con la data in cui l’hai letta. Lo studio che ha dato il nome alla GEO (Aggarwal e altri, presentato a KDD nel 2024) ha messo alla prova nove modi di riscrivere una pagina: aggiungere citazioni, statistiche e fonti ha alzato la visibilità nelle risposte generate di circa il 30-40% sulla misura principale. Ripetere le parole chiave, sulla stessa misura, l’ha abbassata.
Poi chi lo dice. Una guida con firma, data di aggiornamento e un link a una pagina che racconta l’autore con prove verificabili da fuori pesa più di un testo anonimo, per un lettore e per chi lo riassume.
Un test semplice: se copi la prima frase della pagina in una mail a un cliente, risponde alla sua domanda? Se no, la pagina non è pronta.
Fonti: Aggarwal, Murahari, Rajpurohit, Kalyan, Narasimhan, Deshpande, «GEO: Generative Engine Optimization», KDD 2024: citazioni, statistiche e fonti fra i metodi migliori; il keyword stuffing sotto la base di partenza ↗ (letta il 11/10/2026)
Perché il nome dell’azienda conta più dei link?
Perché le AI raccontano il web, e il web racconta i marchi di cui si parla. Ahrefs ha confrontato 75.000 marchi: la presenza nelle risposte di AI Overviews va d’accordo con le menzioni del nome sul web (correlazione 0,664) molto più che col numero di backlink (0,218). È una correlazione: non dimostra che una menzione in più porti una citazione in più, ma dice dove guardare.
Le menzioni si guadagnano con un motivo vero perché altri parlino di te.
▸ Dati tuoi, che nessun altro ha, e che un giornalista o un collega può citare.
▸ Interventi a eventi e articoli scritti per altri, con il programma o la pagina che restano online.
▸ Recensioni chieste ai clienti, e risposte a tutte.
▸ Schede e profili con nome, indirizzo e attività scritti allo stesso modo ovunque, dal sito a LinkedIn.
Comprarle non conviene: Google scrive che cercare menzioni non autentiche in giro per il web aiuta meno di quanto sembri.
Fonti: Ahrefs (Louise Linehan), studio su 75.000 marchi, 26/05/2025: correlazione di Spearman 0,664 fra menzioni del marchio e visibilità in AI Overviews, 0,218 con i backlink ↗ (letta il 11/10/2026) · Google Search Central, ottimizzare il sito per le funzioni di AI generativa: «seeking inauthentic “mentions” across the web isn’t as helpful as it might seem» ↗ (letta il 11/10/2026)
Cosa non serve, anche se te lo vendono?
Quattro cose che oggi si vendono bene e che, per la ricerca di Google, non spostano niente.
▸ Il file llms.txt e i file o il markup «per l’AI». Google scrive che la sua ricerca non li usa e che non serve nessun dato strutturato speciale. Se il sito li ha già, male non fanno; se te li propongono come primo passo, l’ordine è sbagliato.
▸ Spezzare i testi in frammenti piccoli perché l’AI li capisca meglio. Google dice che non è richiesto.
▸ Riscrivere le pagine con uno stile pensato per le AI. Anche qui Google è esplicito: non serve scrivere in un modo particolare per la ricerca con l’AI. Serve scrivere quello che sai tu e gli altri no.
▸ La promessa della «prima posizione su ChatGPT». Una posizione stabile non esiste, e lo spiego nella sezione sulla misura.
Quello che Google chiede al posto di tutto questo è un contenuto con un punto di vista proprio e un’esperienza di prima mano, che non ripeta quello che hanno già scritto gli altri.
Fonti: Google Search Central, ottimizzare il sito per le funzioni di AI generativa: niente file di testo per l’AI né markup nuovi, nessun obbligo di spezzare i contenuti, nessuna scrittura speciale per l’AI; contenuti unici, da esperienza diretta ↗ (letta il 11/10/2026)
Come si misura se compari?
In percentuale, perché una posizione non c’è. SparkToro ha fatto ripetere a circa 600 volontari le stesse domande su ChatGPT, Claude e le AI di Google, quasi 3.000 risposte in tutto: la probabilità che due risposte diano la stessa lista di marchi è sotto una su cento, e nello stesso ordine sotto una su mille.
Il metodo che uso è un pannello fisso.
▸ Da 20 a 30 domande che un tuo cliente farebbe a voce, senza il nome della tua azienda dentro.
▸ Due o tre assistenti, una conversazione nuova ogni volta, ogni domanda ripetuta tre volte nella stessa settimana.
▸ Per ogni risposta annoti se ti nomina, se ti linka e chi nomina al posto tuo. La presenza è il numero di risposte con il tuo nome diviso per il totale.
▸ Ogni mese le stesse domande sugli stessi assistenti, così il confronto regge.
Accanto al pannello ci sono i dati dei motori. In Search Console, dal 31 agosto 2026 per tutti i siti, un report mostra quante volte le tue pagine compaiono in AI Overviews e AI Mode. In Bing Webmaster Tools, in anteprima pubblica da febbraio 2026, si vedono le citazioni nelle risposte di Microsoft Copilot e di Bing. La colonna «chi nomina al posto tuo» del pannello, invece, ti dice quali pagine scrivere.
Fonti: SparkToro (Rand Fishkin, con Patrick O’Donnell di Gumshoe.ai), 28/01/2026: 2.961 risposte su ChatGPT, Claude e Google AI; stessa lista di marchi meno di una volta su cento ↗ (letta il 11/10/2026) · Google Search Central, report sulle prestazioni nelle funzioni di AI generativa in Search Console (03/06/2026): estesi a tutti i siti dal 31/08/2026 ↗ (letta il 11/10/2026) · Bing Webmaster Blog, AI Performance in anteprima pubblica (10/02/2026): citazioni nelle risposte di Microsoft Copilot, nei riassunti di Bing e in alcuni partner ↗ (letta il 11/10/2026)
Cosa deve insegnare oggi un corso SEO?
Nel corso su SEO e SEM che tengo da ottobre 2026 per un ente di formazione la risposta che do è un ordine di lavoro.
▸ Le domande, prima delle parole chiave. Si parte da quello che i clienti chiedono in call, per mail, in fiera, e lo si scrive come lo direbbero a un assistente: prezzo, problemi, confronti, recensioni, i migliori.
▸ I dati chiudono quello che l’AI apre. Un assistente è utile per allargare la lista delle domande; volumi, stagioni e numeri si leggono in Search Console, Keyword Planner e Trends, mai in una chat.
▸ Una domanda, una pagina, con la risposta in apertura, i fatti con la fonte e un limite onesto: per chi non è.
▸ Un sito che si lascia leggere: una pagina sola per ogni indirizzo, una sitemap pulita, i robot di ricerca ammessi.
▸ La misura, ogni mese, compresa la presenza nelle risposte delle AI.
Domande frequenti
- Serve il file llms.txt?
- Per Google no: la sua ricerca non lo usa, e non serve nessun file o markup speciale per comparire in AI Overviews e AI Mode. Se il sito ce l’ha già, male non fa; viene dopo tutto il resto.
- Devo riscrivere il sito per le AI?
- No. Devi riscrivere le pagine che non rispondono: risposta nelle prime righe, fatti con la fonte, firma e data. È la stessa cosa che serve a un cliente che legge, e a Google.
- Se blocco i robot delle AI esco dalle risposte?
- Dipende da quale blocchi. Se escludi OAI-SearchBot, il robot di ricerca di OpenAI, il tuo sito non compare nelle risposte di ricerca di ChatGPT. I robot che raccolgono testi per l’addestramento sono un’altra scelta, da fare a parte.
- Posso sapere in che posizione sono su ChatGPT?
- No, perché la stessa domanda dà liste diverse quasi ogni volta. Si misura la percentuale di risposte che ti nominano, su un pannello fisso di domande ripetute ogni mese.
- Quanto ci vuole a vedere un risultato?
- Non c’è un tempo che si possa promettere. Per questo si misura ogni mese con le stesse domande e si confronta col mese prima: è il confronto che dice se una pagina nuova ha spostato qualcosa.
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