Come si sceglie uno speaker sull’AI per un evento, e cosa chiedergli prima_
Devo mettere in programma un intervento sull’AI che lasci qualcosa al pubblico: cosa chiedo prima?
Tre cose, prima di firmare: un abstract con il tema in una riga e un caso vero dentro; la struttura dell’intervento, con una parte di dialogo e una di domande; e cosa cambia con il tuo pubblico in sala. Le risposte a queste tre domande dicono più della bio.
Cosa cerca chi organizza in un intervento sull’AI?
Chi organizza ha un problema pratico: la sala deve uscire con qualcosa in mano, e il giorno dopo qualcuno chiederà se è valsa la spesa. Sull’AI il rischio è doppio, perché i due modi di sbagliare sono opposti e conosciuti.
Da una parte l’intervento troppo tecnico, che dopo dieci minuti ha perso metà sala e la seconda metà la annoia. Dall’altra l’intervento motivazionale, che entusiasma per quaranta minuti e non lascia niente di usabile la settimana dopo.
Quello che cerchi sta in mezzo, e si riconosce da quattro segnali: il tema si dice in una riga; ci sono casi veri con nomi di mestieri, non di aziende; c’è un aggancio esplicito al pubblico che avrai in sala; e c’è qualcosa che resta, una domanda da portarsi in ufficio o un materiale.
Se lo speaker ti chiede chi c’è in sala prima che tu glielo dica, è già un buon segno.
Cosa chiedere prima di mettere qualcuno in programma?
Sei cose, e si chiedono tutte insieme per mail.
▸ L’abstract: il tema in una riga, poi cinque o sei righe su cosa succede in quei minuti.
▸ La struttura, minuto per minuto grosso modo: dove sta il dialogo con la sala, dove l’intervento, dove le domande.
▸ Un caso vero che racconterà, detto per settore e per mestiere. Sui clienti sotto riservatezza non si fanno nomi, e va bene così: il caso si racconta lo stesso.
▸ Cosa cambia con il tuo pubblico. Se la risposta è «niente, il talk è quello», stai comprando una registrazione dal vivo.
▸ Cosa serve in sala: microfono ad archetto o gelato, proiezione, se scende fra il pubblico, quanto tempo vuole prima per provare l’audio.
▸ Foto, video di una sessione vera e la bio già pronta per la locandina.
Le risposte a queste sei domande ti dicono più di qualsiasi elenco di titoli. Chi le manda in mezza giornata, e senza farsele ripetere, in genere in sala è la stessa persona.
Quanto dura un intervento che funziona?
Da venti a quarantacinque minuti di intervento vero, più il resto. Sotto i venti non c’è spazio per un caso raccontato per bene; sopra i quarantacinque l’attenzione cala, e nessuno ne parla ma succede.
La forma che uso è in tre tempi. Prima un dialogo con la sala di cinque o dieci minuti: due domande secche, con le mani alzate, o un giro rapido fra i tavoli. Poi l’intervento. Poi le domande, un quarto d’ora almeno.
Il dialogo iniziale non è rompighiaccio. Serve a sapere chi hai davanti: quanti usano già uno strumento, quanti l’hanno vietato in azienda, quanti sono lì perché ce li ha mandati il capo. Da quella risposta cambio gli esempi che userò dopo, e la sala se ne accorge.
In tutto si sta dentro l’ora, che è la misura che un programma di convegno regge. Se hai due ore, meglio un intervento da quaranta minuti e un confronto a seguire, che un intervento da ottanta.
Serve una parte di domande?
Sì, ed è la parte che il pubblico ricorda. È anche l’unica in cui si vede se una persona il mestiere lo sa, perché lì non ci sono slide.
Chiedi allo speaker cosa fa se nessuno alza la mano. La risposta giusta esiste e si prepara: due o tre domande di riserva, quelle che in quel settore hanno tutti in testa e nessuno fa per primo. Si mettono sul tavolo, e dopo la prima le mani si alzano.
Chiedi anche cosa fa con la domanda scomoda, quella sul lavoro che sparisce o sui dati aziendali dati in pasto a un sistema esterno. Su questi temi arriva sempre, e la differenza fra un intervento onesto e uno di facciata si vede in quel momento.
Un accorgimento pratico: se la sala è grande, il microfono per le domande deve essere già in mano a qualcuno prima della fine dell’intervento. Trenta secondi di ricerca del microfono spengono la parte migliore.
Cosa mettere in locandina per giustificare il budget?
Il titolo deve dire il tema, non evocarlo. Un titolo che potrebbe stare su qualsiasi evento non aiuta a riempire la sala, e a te non dà argomenti quando qualcuno chiede perché quella voce di spesa.
La bio sta in venticinque parole e contiene i numeri con la loro base. «Oltre 2.000 professionisti formati in percorsi strutturati, in 4+ paesi» dice una cosa verificabile; «massimo esperto di AI» non dice niente e mette in guardia chi legge.
Poi una riga su cosa si porta a casa chi ascolta. È la riga che convince un direttore a mandare due persone invece di una.
Gli aggettivi su chi parla si tolgono tutti. Chi decide il budget legge i numeri e la loro fonte, e quando la fonte non c’è lo nota.
Un tema sull’AI che non sia il solito
Sull’AI il programma di quasi tutti gli eventi si assomiglia: cosa è cambiato quest’anno, cosa fanno gli strumenti nuovi, una rassegna di casi. Funziona una volta, e la seconda la sala l’ha già sentita.
Il tema su cui lavoro io è il fattore umano: cosa amplifica uno strumento del genere e cosa no. Un’azienda che comunica male, con l’AI comunica male più in fretta; una persona che sa cosa vuole ottenere, con l’AI ci arriva prima. È una tesi che si tiene in una riga e regge quaranta minuti, perché ogni esempio la mette alla prova.
Come si declina dipende da chi hai in sala. Per un’associazione di categoria si parte dai mestieri dei soci. Per una convention interna si parte da un processo che tutti riconoscono, di solito il modo in cui gira un documento fra reparti. Per un evento aperto si parte da una domanda che la sala si porta da casa.
Qualunque sia il tema, la prova è sempre la stessa: se dopo l’intervento qualcuno ti ferma per raccontarti il suo caso, l’aggancio col pubblico c’era.
Domande frequenti
- Quanto dura un intervento che funziona?
- Da 20 a 45 minuti, più il dialogo iniziale e le domande: in tutto un’ora scarsa. Sotto i 20 minuti non c’è spazio per un caso vero; sopra i 45 l’attenzione della sala cala.
- Serve una parte di domande?
- Sì, almeno un quarto d’ora, ed è la parte che il pubblico ricorda. Chiedi allo speaker se ha domande di riserva per quando nessuno alza la mano.
- Cosa mettere in locandina?
- Il titolo che dice il tema, la bio in 25 parole con i numeri e la loro base, una riga su cosa si porta a casa chi ascolta. Per giustificare un budget servono i numeri con la loro fonte.
Gli abstract dei miei due interventi in catalogo, con struttura, cosa serve in sala e bio da locandina, sono nel PDF.
Gli abstract dei due interventi in catalogo
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- bio da locandina, in 60 e in 25 parole
Se stai costruendo il programma e vuoi vedere i temi che porto sul palco e come sono fatti: la pagina degli interventi
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