Vai al contenuto

Come si valuta un docente esterno sull’AI prima di metterlo in aula_

Devo mettere in aula, o a catalogo, un docente che non conosco: come capisco se regge?

in breve

Con quattro cose, in quest’ordine: il CV letto per quello che ha fatto davvero in aula e in azienda; una demo class di 30 minuti sul tuo argomento; due referenze che puoi chiamare; la co-docenza o l’affiancamento al primo corso. La certificazione del vendor conta solo per i corsi con codice.

Cosa cerchi davvero in un docente sull’AI?

Non un elenco di strumenti. Cerchi qualcuno capace di portare lo strumento dentro il lavoro delle persone che hai in aula: il preventivo dell’ufficio acquisti, il verbale della riunione, la mail difficile da scrivere il lunedì mattina. Chi ci riesce lo fa perché quel lavoro lo sta vedendo adesso, in qualche azienda.

Il segnale più affidabile è quindi l’esperienza recente in azienda. Su questi temi la distanza si sente subito: chi segue progetti veri porta in aula esempi di questo mese, e regge le domande che arrivano dopo.

C’è un secondo segnale, e riguarda il gruppo. Un’aula sull’AI mette insieme chi sta al computer otto ore al giorno e chi apre un foglio di calcolo una volta a settimana. Se il docente parla a una sola di queste due persone, perdi metà sala. Chiedi come lo gestisce: la risposta è un pezzo di metodo, o non è niente.

Il terzo lo trovi in quello che promette. Se ti dice che in mezza giornata le persone saranno autonome, ti sta vendendo una demo. Autonomi si diventa dopo che si è provato sul proprio lavoro, con qualcuno a cui tornare a chiedere.

Come si legge il CV di un formatore?

Guarda quattro righe e salta il resto.

▸ Le ore erogate, non i corsi tenuti: dodici edizioni dello stesso corso da due ore sono ventiquattro ore d’aula, ed è un mestiere diverso dal seguire un percorso lungo.

▸ I tipi di pubblico: manager, impiegati, tecnici, aule miste, plenarie. Chi ha fatto solo sale grandi in aula da dodici persone si muove in un altro modo, e viceversa.

▸ Cosa resta ai partecipanti alla fine, detto in modo concreto: prompt salvati, procedure, un piano delle prime settimane.

▸ I numeri con la loro base. «Gradimento 97%» vuol dire qualcosa solo se sai su quali questionari e su quante edizioni. Io scrivo la base accanto al numero, e se un ente me la chiede la spiego.

Le parole che non dicono niente le conosci già: esperto, guru, a 360 gradi, altissimo livello. Sono rumore. Il difetto grave è un CV senza un solo esempio di cosa succede in aula.

Cosa chiedere in una demo class di 30 minuti?

Chiedi un pezzo di corso vero sul tuo argomento, non una presentazione di sé. Mezz’ora basta, e conviene farla con tre o quattro persone della tua organizzazione in chiamata, meglio se una scettica.

Quello che guardi è questo: quante domande fa al gruppo nei primi cinque minuti; se l’esempio che usa è del tuo settore o è il solito esempio da corso; come risponde a un’obiezione secca, del tipo «noi queste cose non le possiamo caricare su un sistema esterno»; cosa lascia sul tavolo alla fine dei trenta minuti.

L’ultimo punto è quello che pesa di più. Se dopo mezz’ora hai in mano un prompt che funziona sul tuo documento, hai visto come lavora. Se hai in mano una panoramica, hai visto come si presenta.

Una demo class si può anche pagare. È mezza giornata di lavoro per chi la prepara bene, e pagarla cambia la qualità di quello che ricevi.

Serve la certificazione del vendor?

Dipende da cosa vendi. Per i corsi che vanno a catalogo con il codice del vendor, il programma del vendor chiede un trainer certificato: è una condizione del catalogo, e si verifica con loro prima di promettere una data al cliente.

Su tutto il resto la certificazione dice che il docente ha superato un esame su un prodotto. È un’informazione, non una garanzia sull’aula: l’esame non misura come si tiene un gruppo misto per quattro ore.

Io lo dico così, e lo scrivo anche nella scheda: sui corsi con codice serve chi ha quella certificazione; su tutto il resto del catalogo erogo con il mio materiale, costruito sui processi dell’azienda che ho davanti. È una formula che a un ente serve, perché gli dice subito dove può mettermi e dove no.

Se un docente ti risponde in modo vago su questo punto, non ha chiaro dove finisce il suo perimetro.

Fonti: Microsoft Learn, programma Microsoft Certified Trainer: i Training Services Partner erogano i corsi ufficiali Microsoft con trainer certificati ↗ (letta il 11/10/2026)

Chi produce i materiali, e di chi restano?

Ci sono tre modi di lavorare, e cambiano il risultato più di quanto sembri.

▸ Materiale dell’ente: il docente eroga su slide tue. Ti dà uniformità fra edizioni e ti lega alla qualità di quel materiale.

▸ Materiale del docente: porta il suo, aggiornato ai progetti che segue. Ti dà attualità, e ti obbliga a chiarire prima di chi restano i file.

▸ Materiale costruito sui contenuti dell’azienda: il docente prende documenti veri, li anonimizza e ci costruisce sopra gli esercizi. È il più lento da preparare e il più utile il giorno dopo.

Le domande da fare sono due, e vanno fatte prima del preventivo: cosa ricevono i partecipanti alla fine, e a chi restano i file quando il corso è finito. Sul secondo punto mettetevi d’accordo per iscritto, anche con due righe nell’ordine: è la cosa che genera più discussioni a distanza di mesi.

Co-docenza, affiancamento, dual teach: quando servono?

Gli enti strutturati non mettono mai un docente nuovo da solo davanti a un cliente importante. Al primo incarico c’è qualcun altro in aula: un secondo docente, un tutor, un coordinatore che osserva e prende appunti.

Se sei piccolo, la versione praticabile è una sola: al primo corso ci sei tu, o una persona tua, anche solo per la prima mezza giornata. Non serve che intervenga. Serve che veda come parte l’aula e come reagisce il gruppo alla prima attività.

La co-docenza vera, due docenti che si alternano, conviene in due casi: quando l’aula è grande e servono due persone per seguire le esercitazioni, e quando il corso tocca due mestieri distanti, per esempio la parte sull’AI e la parte su un gestionale vostro.

Dopo il primo corso, la valutazione la fai con i questionari e con una chiamata di venti minuti al referente del cliente. Il questionario ti dice se è piaciuto. La chiamata ti dice se qualcosa, la settimana dopo, ha iniziato a cambiare.

Domande frequenti

Serve la certificazione del vendor?
Solo per i corsi con il codice del vendor a catalogo, che richiedono un trainer certificato. Su tutto il resto conta la prova in aula e il materiale: chiedi una demo class prima del CV.
Cosa chiedere in una demo class?
Un pezzo di corso vero sul tuo argomento, con un caso e un’attività per il gruppo. Guarda se fa domande, come gestisce un’obiezione e cosa lascia sul tavolo alla fine.
Chi produce i materiali?
Dipende dall’accordo: l’ente, il docente o i due insieme sui contenuti dell’azienda. Chiedi prima cosa resta ai partecipanti e a chi restano i file.

Se vuoi valutarmi con questi criteri, la scheda formatore ha tutto: corsi, modalità, come lavoro e come puoi mettermi alla prova.

La scheda formatore

Un PDF con tutto quello che serve a chi deve decidere: corsi, lingue, modalità, come lavoro, i criteri di scelta, i numeri. Con un programma tipo su Microsoft Copilot da 16 ore.

  • i corsi che posso erogare da subito, per area, con le durate
  • lingue, luoghi, modalità, formazione finanziata
  • come lavoro in aula e cosa resta il giorno dopo
  • i criteri con cui si sceglie un docente esterno
  • i numeri, con la base dei dati
  • un programma tipo: Microsoft Copilot, 16 ore

Ti mando il PDF via email; il telefono lo uso solo se mi chiedi di chiamarti. Niente newsletter: al massimo tre messaggi, poi decidi tu.