Con l’AI in azienda contano di più le soft skills? Cosa allenare nel team_
Se l’AI fa sempre più lavoro tecnico, cosa devo allenare nelle persone del team?
Sì, contano di più, e insieme alle competenze sull’AI. Nel rapporto 2025 del World Economic Forum le aziende mettono in testa pensiero analitico, resilienza e leadership, mentre l’AI è la competenza che cresce più in fretta. Nel team conviene allenare il saper chiedere, il giudizio sulle risposte e il saper parlare del cambiamento.
Le soft skills contano di più, con l’AI?
Secondo le aziende, sì. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum raccoglie le risposte di oltre mille grandi datori di lavoro, che insieme contano più di 14 milioni di dipendenti, e chiede quali competenze considerano centrali oggi.
In testa ci sono il pensiero analitico (69% delle aziende), la resilienza con flessibilità e agilità (67%), la leadership e la capacità di influenzare (61%), il pensiero creativo (57%). L’AI e i big data sono all’undicesimo posto fra le competenze centrali di oggi, e al primo fra quelle che cresceranno di più entro il 2030.
Lo stesso rapporto stima che il 39% delle competenze centrali dei lavoratori cambierà entro il 2030. Le due cose vanno insieme: cresce la domanda di competenze sull’AI, e restano in testa quelle che servono a usarla con giudizio e a portare le persone con sé.
Fonti: World Economic Forum, Future of Jobs Report 2025, capitolo 3 (competenze centrali nel 2025, crescita al 2030, 39% di competenze che cambiano) ↗ (letta il 11/10/2026)
Quali soft skills servono per lavorare con l’AI?
Quelle che si vedono ogni giorno, davanti allo strumento e davanti ai colleghi.
▸ Saper chiedere. Una richiesta a un’AI è un brief: obiettivo, contesto, destinatario, vincoli, esempi. Chi sa dare un buon brief a un collega lo sa dare anche a una macchina, e viceversa.
▸ Giudicare la risposta. Lo strumento scrive bene anche quando sbaglia. Serve qualcuno che controlli i numeri, riconosca il tono sbagliato e si chieda se la risposta regge davanti al cliente.
▸ Dire cosa non va. Quando un collega manda fuori un testo generato senza rileggerlo, qualcuno glielo deve dire senza creare un caso.
▸ Parlare del cambiamento. Chi guida un team deve spiegare cosa cambia nel lavoro di ognuno, e ascoltare chi ha paura di perderlo.
▸ Mettersi d’accordo sulle regole. Cosa si può caricare, chi decide nei casi dubbi, come si condividono le richieste che funzionano: sono trattative interne, e vanno fatte bene.
Perché l’adozione dell’AI si ferma sulle persone?
Perché lo strumento arriva a tutti nello stesso giorno, e il modo di usarlo no. Nel mio lavoro lo dico così: le soft skills sono quelle da cui dipende se l’adozione regge.
I dati di Boston Consulting Group vanno nella stessa direzione. Nell’indagine AI at Work 2025, su oltre 10.600 persone in 11 paesi, la quota di dipendenti che vede con favore l’AI generativa passa dal 15% al 55% quando c’è un sostegno forte dei capi. Fra i dipendenti operativi, però, solo circa uno su quattro dice di riceverlo.
Lo stesso studio trova l’uso regolare fra i dipendenti operativi fermo al 51%, e molto più alto fra chi ha avuto almeno cinque ore di formazione. Solo un terzo dei dipendenti dice di essere stato formato come si deve.
Le licenze e la formazione tecnica servono. Il sostegno dei capi, il modo in cui se ne parla e la fiducia per provare sono competenze di persone, e decidono quanto di quello strumento entra davvero nel lavoro.
Fonti: Boston Consulting Group, AI at Work 2025: Momentum Builds, but Gaps Remain (26/06/2025) ↗ (letta il 11/10/2026)
Chi va allenato per primo?
I responsabili, e per due motivi.
Il primo sta nei dati appena visti: il sostegno dei capi è la cosa che sposta di più l’atteggiamento del team. Un responsabile che non sa cosa chiedere allo strumento, o che ne parla solo come di un risparmio di personale, frena tutti senza accorgersene.
Il secondo è che anche loro hanno paura. Nella stessa indagine di BCG, fra leader e manager il 43% teme di perdere il lavoro nei prossimi dieci anni, contro il 36% dei dipendenti operativi. Un responsabile che non ha fatto i conti con la propria preoccupazione fa fatica a rispondere a quella degli altri.
Per questo con i responsabili conviene lavorare su due piani insieme: come si usa lo strumento sul loro lavoro, e come se ne parla al team.
Fonti: Boston Consulting Group, AI at Work 2025: preoccupazione per il proprio lavoro, leader e manager contro dipendenti operativi ↗ (letta il 11/10/2026)
Meglio un corso di soft skills o un corso sull’AI?
Dipende da dove si blocca il team.
Se il problema è usare bene lo strumento, le soft skills che servono entrano nel corso sull’AI: saper chiedere, controllare la risposta, mettersi d’accordo sulle regole d’uso. Basta un corso sull’AI costruito sul lavoro delle persone.
Se il problema è parlare del cambiamento, guidare un team che ha paura o tenere una riunione in cui si decide qualcosa, allora serve lavorare sulle soft skills in modo dedicato. In catalogo ho anche un corso pensato per questo incrocio, «Comunicare e influenzare nell’era dell’AI», accanto a public speaking, negoziazione e leadership.
Spesso la strada giusta è un percorso che tiene insieme le due cose: prima lo strumento sul lavoro vero, poi le conversazioni che servono per farlo entrare nel team.
Cosa non risolve un corso di soft skills?
Non risolve i problemi che stanno altrove, ed è meglio saperlo prima di comprarlo.
▸ Se le licenze non ci sono o lo strumento è bloccato dall’IT, nessuna capacità di comunicare lo sblocca.
▸ Se manca una regola d’uso scritta, le persone restano nel dubbio su cosa possono fare, e il dubbio frena più di qualsiasi timidezza.
▸ Se nel calendario non c’è tempo per provare, quello che si è imparato resta in aula.
▸ Se il processo è confuso, l’AI lo rende più veloce e più confuso.
In questi casi la prima mossa è una decisione della direzione, e le soft skills vengono dopo.
Domande frequenti
- Con l’AI le soft skills contano di più?
- Per le aziende sì. Nel Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum le competenze centrali più citate sono pensiero analitico, resilienza e leadership, mentre l’AI è quella che cresce più in fretta da qui al 2030.
- Quali soft skills servono per usare bene l’AI?
- Saper chiedere, come in un buon brief; giudicare la risposta prima di usarla; dire a un collega cosa non va; parlare del cambiamento al team; mettersi d’accordo sulle regole d’uso.
- Chi formo per primo, i responsabili o il team?
- I responsabili. Il loro sostegno è la cosa che sposta di più l’atteggiamento del team verso l’AI, e anche loro hanno preoccupazioni a cui conviene dare spazio prima di chiedergli di rispondere a quelle degli altri.
- Basta un corso di soft skills per far usare l’AI al team?
- No, se mancano licenze, regole d’uso o tempo per provare. Il corso aiuta quando lo strumento c’è e il blocco sta nelle persone: come se ne parla, chi guida, come ci si accorda.
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